Un giorno anche la neve arriverà in Messico.

 

 

Si chiamava Trago.

Un nome strano per uno come lui. Fu per colpa di un errore all’anagrafe. Da sempre però i suoi genitori  gli dissero che il suo vero nome era Drago, perché draghi erano i suoi antenati. Pensarono  che quella piccola bugia lo avrebbe reso più forte da grande.

La verità è che in fondo a lui non importava.

Il padre era un povero messicano che lavorava nei campi di caffè e la madre una donna semplice, ma con uno spirito forte che non si faceva avvicinare da nessuno.

Lui crebbe così: pieno di amore, abbracciato di continuo da mamma e papà, fiero di un nome che portava con orgoglio.

Lei invece si chiamava Neige, era piccola, fragile e profumata sin da piccina. In verità non era mai cresciuta tanto e aveva sempre vissuto con la mamma nella città più bella del mondo: Parigi. Vivevano da sempre in un bellissimo palazzo d’epoca. Dalla finestra ogni giorno guardava la Senna e i suoi parigini che la accarezzavano dolcemente sui fianchi. Pensava che un giorno anche lei avrebbe camminato a testa alta, ammirata da tutti, lungo quello splendido fiume.

Le cose però non andarono come i nostri amici se le erano immaginate.

Un giorno caldo di un inverno caldo, Trago si trovò seduto su un fantastico aereo con accanto i suoi genitori diretto in Europa.

Non avrebbe mai pensato di poter lasciare il suo paese per arrivare in una città tanto fredda quanto bellissima e atterrarono in una mattina di pioggia in una Parigi vestita solo di grigio.

Quella mattina Neige si svegliò tardi e guardò fuori dalla finestra come faceva tutti i giorni e vide un piccolo camioncino giallo fermarsi proprio sotto casa sua.

Poco dopo suonarono alla porta. Sentì solo una voce dal corridoio dire…Oui Madame…oui ,merci…Au revoir.

Un minuto dopo Trago entrò in questa stanza luminosa e per incanto riuscì a sentire di nuovo il caldo di casa sua. Senza neanche rendersene conto si trovò accanto Neige che lo guardò con aria altezzosa e si rigirò verso la Senna. Trago pensò che fosse bellissima e che non aveva mai sentito un profumo così dolce e delicato come il suo.

Rimase in silenzio con la paura di sbagliare, evitò anche il più piccolo movimento. Ricordava in quel momento le parole della mamma che teneva sempre lontani tutti. Neige, incuriosita dal nuovo ospite si girò verso di lui…aprendosi un pochino…e il suo profumo arrivò ancora più forte.

-Trago, mi chiamo Trago.

-Neige. Da dove vieni? Sei mai stato a Parigi?

Trago si sentìva tranquillo. Cominciò a raccontare del suo viaggio, dei campi di caffè vicino casa e dei giorni di sole con quelle enormi nuvole bianche che solo il Messico regala. La piccola Neige rimase in silenzio affascinata dai racconti di posti che non aveva mai neanche immaginato potessero esistere.

Passarono i giorni e i mesi e il panorama dalla finestra cambiava.I parigini accarezzavano ancora  il fiume con dolcezza, sotto un tappeto di petali rosa e bianchi che ormai lasciava spazio alla primavera. -Oh Parigi in primavera…quasi bella come in autunno… disse Neige.

Quel giorno la finestra si aprì con un piccolo colpo di vento e da una casa vicina una bellissima melodia raggiunse i nostri amici.

https://www.youtube.com/watch?v=mWNhn7xB2w8

-Balla con me! disse Trago.

Neige con un po’ di timore  -Potrei pungerti… le mie spine fanno paura.

Trago, fiero come da piccolo, le raccontò che le sue spine erano ancor più pericolose delle sue, perché piccole e folte e nulla lo aveva mai spaventato.

Iniziarono a danzare un po’ goffi, ma ogni gesto era tenero e allo stesso tempo doloroso per entrambi. -Ahi!…Ahi!…continuarono così per ore finchè qualcuno non richiuse la finestra e la musica finì. -Hai sofferto tanto Neige? -Un pochino. Ma lo rifarei ancora, nessuno mi aveva mai fatto danzare così. E tu hai sentito tanto le mie spine?

-No tranquilla, terrei le tue spine e il tuo profumo vicini a me per sempre.

-Domani danzeremo ancora.

 

 

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One comment

  1. Clap…clap…clap! Che bella la tua favoletta, vorrei avere ancora mia mamma che me la raccontasse accanto al letto prima di addormentarmi, ma sai che sono capace di immaginarla, anche solo di immaginarla. Ti prometto che questa sera mi addormenterò con mia mamma che mi racconta la tua favoletta!

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