SOGNO DRITTO

Ho fatto un sogno.
Un sogno dritto, dove ogni cosa era dove doveva essere.
Quel giorno c’era un sole freddo da sembrare una luna. D’improvviso un suono…inconfondibile perché solo suo. “Che si mangia per pranzo?”

Era talmente felice che non riusciva a smettere di sorridere nonostante la febbre. Di solito si nascondeva dietro la porta di casa per spaventare, come fanno tutti i bambini …quel giorno invece, sempre nonostante la febbre, al suono del citofono corse giù dalle scale. Credo gli abbia messo le mani al collo.Teneramente. Salirono in casa abbracciati. Dopotutto le braccia erano dove dovevano essere.

Come ogni sogno dritto, ogni cosa era al suo posto. Le chitarre grandi erano suonate dalle mani grandi e le piccole dalle piccole. I posti a tavola non avevano bisogno di essere assegnati. Le chiacchiere davanti al ragù erano interessanti come prevedibile.

Il sogno stava quasi finendo e prevaleva la febbre col suo sonno e l’amore coi suoi gesti.

E come ogni singolo giorno mi sono ritrovata innamorata di quel sorriso,

attaccato a quella voce,

sotto quegli occhi,

circondati da quei capelli

accarezzati dalle mie mani.

Poi il sogno è finito e mi sono addormentata e ho dormito tre giorni.

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