INTORNO IL NULLA E IN MEZZO IL TUTTO

E il tempo si solleva quando il vento resta fermo e la brezza cessa di spirare.Come la quiete prima che l’uragano stia iniziando, è l’ora in cui la nave sta arrivando.

“When the ship comes in” di Vinicio Capossela

Era stata una morbida giornata quella di Michael e Johnny. Due stranieri in terra straniera. Michael era in Italia da 4 anni. Aveva incontrato Johnny il giorno stesso del suo arrivo in Italia 5 mesi prima. Johnny e Michael erano buoni amici. Lo erano da sempre; da poco tempo, ma da allora, lo erano da sempre.

Ogni lunedì si trovavano per passare insieme il pomeriggio a bordo dell’ Hardhead una piccola barca a vela di colore blu che Michael aveva rimesso a posto come meglio poteva.

“Quanto basta per poter guidare il vento!” diceva Johnny, ma a Michael non bastava mai. Rimanevano in silenzio ad ascoltare solo il rumore dell’acqua e il vibrare dell’amantiglio. Intorno il nulla e in mezzo il tutto. Ogni tanto Johnny beveva un sorso di birra e Michael sorrideva.

Rimanevano in silenzio ad ogni virata. Bastava uno sguardo ed ogni gesto era preciso. Michael al timone era impeccabile…tra un sorso di birra e l’altro riusciva a sentire il vento sulle mani e sul viso, e con eleganza passeggiava sull’acqua come un vecchio marinaio che racconta storie di balene e di pirati.

Quel giorno il vento era gentile. Il cielo grigio si mischiava ad angoli di azzurro che diventavano sempre più piccoli per lasciar spazio ad una grossa nuvola ancora più grigia che da nord li guardava sempre più da vicino. Il vento era calato.

Qualche goccia di pioggia cominciò a bagnare le vele. Rimasero ancora a godere di quello spettacolo per qualche minuto, per poi spingersi verso riva senza accendere il motore. Le continue virate iniziavano con uno sguardo e finivano con uno sguardo.

Senza nemmeno rendersene conto, si trovarono vicino alla piccola barchetta a remi che li avrebbe riportati sulla terra ferma. Appena arrivarono alla macchina lì vicino, si accorsero che non avevano mangiato nulla per tutto il giorno e, pieni di birra, decisero di andare nel primo posto che avrebbero incontrato sulla strada di casa. Risalirono in auto e, dopo pochi km, si trovarono in mezzo alle luci di un piccolo paesino incastrato tra il lago e la città. Duecento metri di insegne colorate, una piccola Las Vegas nel deserto. La strada era illuminata a giorno ed ogni angolo brillava come brilla nella vera Sin City. Intorno il nulla e in mezzo il tutto. La strada doveva essere sicuramente più buia di giorno. Tutto era un controsenso…la luce con la notte e il buio con il giorno. L’insegna diceva pizza..ma la scritta sotto, in piccolo, non faceva presagire nulla di buono: ”Cucina cinese”. Ma in fondo anche Las Vegas era una città di contraddizioni e quindi andava bene così.

Entrarono ed il locale era molto grande e molto vuoto. Ogni parete aveva un colore brillante diverso. Una gialla . Una rossa. Una verde. Una blu. Alle pareti ventagli rosso porpora procuravano a Johnny un senso di nausea che imputò ai litri di birra bevuti a stomaco vuoto. Non c’era odore…nessun odore, né di pizza né di riso cantonese. Si sedettero accompagnati da una graziosa ragazza dagli occhi a mandorla che, con una voce squillante, chiedeva insistentemente quale tavolo preferissero. Michael li guardò tutti, tutti vuoti tranne uno e scelse quello vicino alla finestra. Accanto una famiglia stava finendo di mangiare pizza cinese. Michael voleva ancora una birra…ma Johnny, ormai ubriaco, ordinò 1 litro di acqua. La voce squillante urlò: “Sì signole…un italo di acqua…”.

Johnny cominciò a guardarsi in giro e lo sguardo si posò sul Buddha color oro che troneggiava davanti alla cassa, in quel preciso istante gli occhi a mandorla della ragazza cominciarono a sorridergli e a guardarlo con ansia, in attesa fremente di prendere l’ordinazione. Guardarono il menù poggiato sulle loro tovagliette di plastica e indecisi su quale pizza prendere ordinarono ravioli al vapore e spaghetti di soya con verdure.

Il vociare degli italiani aveva ormai un’aria familiare e Michael cominciò a raccontare del vento.Johnny lo ascoltava senza smettere di fissare il “giallo sole” della parete che gli era di fronte. Di colpo lo interruppe solo guardandolo e Michael capì che doveva rimanere in silenzio. “Sei un buon amico Miki…ti conosco da poco ma sei una buona persona…sono felice di averti incontrato”. Michael lo fissò e di colpo scoppiò in una forte risata che si trasformò in uno sternuto che gli fece sputare nel piatto pezzi di cibo e saliva. La donna italiana doveva avere 60 anni circa e 60 kg di più; si girò e con una mano sulla spalla di Johnny disse…”Che bella risata ragazzi miei!….ridete sempre…beata gioventù!…mi raccomando ridete sempre…che ridere fa bene!”  “Polto ancola qualche cosa signoli?” li interruppe la ragazza…Michael guardò il suo piatto pieno di spaghetti al sugo di saliva e catarro e con un sorriso stile inglese fece cenno di no con la testa.

L’uomo seduto accanto alla donna di 60 kg di troppo si alzò e andò verso la cassa…tutta la famiglia lo seguì…una bimba dai lunghi capelli neri ed un vecchio …doveva essere il nonno. La donna fece fatica ad alzarsi e mentre raggiungeva il resto della famiglia vicino al Buddha si girò ancora una volta e, rivolta a Johnny, urlò: “Mi raccomando ragazzi…ridete che vi fa bene!”.

Il marito, poco più basso del Buddha, con tono di voce autoritario, sussurrò: “Andiamo dai…non disturbare i signori..” e poi, rivolto verso gli occhi a mandorla che non avevano mai smesso di sorridere, urlò: ”Bravi!…si mangia bene qui…cucinate proprio bene!”

Michael aspettò che tutti fossero usciti e fece cenno a Johnny che era ora di andare. Arrivati davanti alla cassa Michael tirò fuori i soldi e disse:

“Come si dice bicicletta in cinese?”

“…?”

“…quella con tre ruote…quella che si usa da voi per portare in giro la gente?”

“Swhinchtttllisssenzs!” rispose la ragazza con un sorriso.

Ringraziarono ed uscirono dal locale.Johnny non riusciva a trattenere le lacrime. Prima di salire in macchina Johnny si fermò e guardandolo fisso negli occhi disse: “Lunedì…quando torniamo al lago…ricordati di portare qualcosa da mangiare, fosse anche solo una mela”.

“Ma a che cazzo di velocità stai andando?” chiese Jhonny a Micheal.

“A 70all’ora…così dura di più!

“Cosa?” chiese Jhonny spazientito.

“il viaggio, il racconto, il parlare…ed è più corto e lontano il buio e il silenzio!”

“Ah… capisco” rispose Jhonny … e il fatto è che capiva veramente.

Non smisero di parlare neanche un istante fino a casa. Erano buoni amici. Lo erano da sempre; da poco tempo, ma da sempre.

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